In questi giorni ho condiviso con voi una piccola parte del mio viaggio, di solito una ventina di minuti la sera.
Ora voglio raccontarvi via via di quelle cose che avrei voluto raccontare, ma che non ho avuto tempo di scrivere.
Prima di tutto le persone incontrate lungo la strada, che per un motivo o per un altro mi hanno colpito. Prima di tutto i miei amici, che nei giorni prima mi hanno salutato, anche accompagnato alla mia vecchia casa la sera prima scattandomi qualche foto pre-viaggio, qualcuno anche telefonandomi la mattina stessa.
Il richiamo al ciclismo è subito forte, e a Rovereto finisco immediatamente in un negozio di bici, dove lavora il fratello di Sara Consolati. Sara non la conosco e non l’ho conosciuta, ma è bello sentirsi raccontare di una giovane ciclista che si avventura nel meraviglioso mondo della pista.
Il primo giorno riserva anche qualche incontro con ciclisti che per qualche chilometro mi fanno stare in scia, ma soprattutto con una gentile signora a Bolzano dove faccio tappa nel suo bar. Ecco, il toast era anche buono, ma quella maledettissima maionese che sapeva un gusto schifoso e che lei ha insisto che mettessi nel toast (due bustine ovviamente) credo sia stata la causa di una miriade di puntini rossi comparsi (e fotunatamente scomparsi in poche ore) il giorno dopo.
Un pelino meglio è andato con l’albergatrice di Merano, anche lei gentilissima, tuttavia come cucina non è che avesse gran scelta sebbene mi avesse illuso portandomi un ampio menu, per poi confidarmi che di secondo c’erano solo salsicce (che, come immaginavo, erano wurstel).
L’incontro del giorno però quel giovedì di partenza è stato con un tedesco che per caso ho incontrato in una stazione dei treni prima di Merano, in un paesino di cui non saprei risalire al nome: lui andava verso sud, io verso nord. E pur così diversi e in direzioni diverse, ci siamo capiti perchè condividevamo lo stesso spirito di viaggio. Anche se lui – come tutti i tedeschi – ce l’aveva con le mie coperture sottili. Ah, se sapessero la gioia dei tubolari da 22mm!
Il secondo giorno è stato abbastanza solitario nel sole delle Val Venosta, nelle piste ciclabili lungo l’Adige fin dove nasce al passo Resia e nella terribile strada fino a Landeck. Mi viene da ridere perchè alla fine la persona più “significativa” è stato il capotreno che non voleva farmi salire con la bici per arrivare a Bludenz (ed evitare di prendere le interperie del terzo giorno sui 1800 metri dell’Arlberpass). Sugli intercity in Austria non salgono le bici.
Tuttavia devo essere stato così distrutto da aver mosso a compassione anche l’inflessibilità austriaca, tanto che dopo il “Nein!” deciso iniziale, mi ha detto qualcosa come “sali!” (“e movete rompibale ‘talian” con il sottotitolo in dialetto della sua espressione).
Gli incontri sono poi continuati ancora in Austria, da un’albergratice con marito tedesco che masticava un po’ di italiano, ad un vecchietto di Hohenems che ha provato a mettermi sotto.
Personaggio chiave è un baffuto meccanico di bici di mezz’età di Lustenau, dove mi fermo a comprare un paio di barrette energetiche, un fanalino che avevo dimenticato e poi mi viene in mente di prendere un paio di cinghiette per tener fermi i pantaloni impermeabili sopra la calzamaglia. Lui mi dà una coppia di fermapantaloni in metallo invece delle cinghiette, pensando che siano migliori. Peccato che dopo 2 giorni proprio uno di quei cosi in metallo sia stata probabilmente la causa della mia infiammazione al tendine…
Di François, come l’ho ribattezzatto io vi ho già raccontato, e anche del piccolo Ali e della sua mamma, che ha quel chioschetto col papà a Hochst, che prima o poi tornerò a trovare e a scoprire cresciuto.
E chissà quella sposa che è uscita sabato 16 ottobre alle 4 del pomeriggio da una chiesetta di Costanza sulla sinistra del Reno se è in viaggio di nozze con il suo neomarito…
A Steckborn ho un po’ di persone in testa, dalla gentilissima receptionist di un hotel di lusso che mi ha indirizzato a qualcosa di più abbordabile, alle persone dell’osteria vicino alla chiesa, dove mi pareva di aver fatto un salto dentro un altro mondo parellelo, così distante da quello della Svizzera più o meno turistica che fino ad allora avevo vissuto.
Anche in terra straniera mi sono ritrovato con gli italiani, quasi per caso ad Eglisau con un signore siciliano che mi ha raccontato della sua vecchia Legnano e delle disavventure con i tubolari mentre mangiavo un calzone e bevevo (finalmente!) un caffè (quasi) italiano.
Di Basilea non ricordo incontri, se non le normali segnalazioni per la strada, e un ragazzo francese di St. Louis che si è stupito perchè venivo dall’Italia in bici, dopo avermi indicato un hotel.
Infine, l’ultima persona incontrata lungo la strada, è stata una gentilissima panettiera di Ottmarsheim, che nonostante io non parlassi francese, lei nè inglese nè italiano, ci siamo capiti uguale anche parlando del più e del meno, indicandomi la fine della mia avventura.
Ecco, più o meno le ho ricordate tutte le persone che mi sono rimaste impresse nel mio viaggio, incontri assolutamente casuali e assolutamente improbabili da ripetere per tutto il resto della vita. Volevo ricordarle qui, per non dimenticarmene per sempre di loro e dei loro sorrisi ad un povero ciclista.