Ogni tanto in pausa pranzo vado a farmi quattro passi in giro per il mio paese, per boschi e sentieri che non avrei mai pensato di andare a fare. E’ un paio di mesi che ho iniziato a farlo, un po’ con la scusa di tenermi un po’ in movimento anche in inverno quando fa freddo, ma in fondo è una cosa che erano anni che avevo in mente di fare.
A dire il vero le stradine del mio paese le ho percorse tutte in bici per anni, al punto che non mi viene in mente un posto dove non sia riuscito a passare in bici (almeno per le strade asfaltate), tuttavia ogni volta un sentiero o una mulattiera nuova hanno un fascino diverso, la novità della scoperta, di un nuovo punto di vista diverso (magari anche se di poco) da quello abituale e proprio per questo regala scorci ed emozioni nuove.
Quando iniziai ad andare in bici, quindici e più anni fa, poco più che ragazzino, mi affascinò proprio questa cosa: prendere una strada che non avevo mai fatto e scoprire cosa veniva dopo, dove portava, cosa permetteva di vedere. Così negli anni in bici ho girato in lungo ed in largo tutte le colline del mio paese e della mia valle ma ancora conservano un loro charme, esercitano su di me un’attrazione particolare quando esco di qualche metro dalla traccia usuale per andare a vedere cosa c’è oltre il ciglio della strada, dietro la curva, oltre la linea d’orizzonte tracciata da un dosso.
In questi due mesi mi sono ritrovato a scoprire alcuni posti in cui non era mai nemmeno andato e che pure mi sono ritrovato a pensare che i miei nonni senz’altro consocevano bene e di cui mi hanno anche parlato, come per l’esistenza di un sentiero che non avevo mai fatto e che a 30 anni mi sono ritrovato a scoprire con la sensazione che può avere un cittadino quando va a fare un’escursione sulla montagna vicino a casa per la prima volta in vita sua.
E proprio una montagna vicino a casa è stata un po’ la protagonista dei miei 30 anni. Le mie montagne le ho girate in lungo ed in largo, ma alla fine ho sempre avuto un po’ un debole per il Pasubio e, quando avevo tempo di andare in montagna, il più delle volte finivo lassù. Così a Montelfacone non c’ero mai stato, se non a meno di 10 anni in seggiovia, ma lo ricordo solo perchè i miei mi hanno mostrato le foto…
Non mi credeva nessuno quando raccontavo che io, lassù, effettivamente non c’ero mai stato. Così un po’ mi ha preso la voglia di colmare questa piccola lacuna e sono finito a salire in un giorno in cui la nebbia regnava sovrana giù in pianura ma andando verso le montagne spuntava una bellissima giornata di sole.
Su è esattamente come me l’aspettavo. Si vede il mondo, Recoaro è là sotto e se lo consoci bene riconosci tutte le contrade, le strade come se fosse una carta geografica. E poi a 360 gradi c’è il mondo: dalla nebbia nella pianura dalla quale spuntano solo le dorsali delle colline della Valle dell’Agno e più lontani i Colli Berici, dall’altra parte le Alpi.
E’ qualcosa di straordinario riuscire a vedere tutte le cime più note nel raggio di un centinaio di chilometro e porterle riconoscere: da una parte il Brenta, nascosto dietro il Carega, ma soprattutto quella successione mozzafiato di Catinaccio, Marmolada, Pale di San Martino fino al “vicino” Grappa.
E siamo solamente a 1600 metri, dalla prima montagna sulla pianura veneta che quando è sereno, la mattina, riesci a vedere Venezia e la Laguna…